La ricetta alternativa che viene dettata dal Meeting passa attraverso alcuni punti fermi: una riforma del sistema pensionistico in senso europeo, agevolazioni per le nuove attività imprenditoriali, un accesso più semplice alle professioni, l’housing sociale per le giovani coppie, la riforma dell’apprendistato

Il Meeting al tempo della crisi. La frase suona quasi come un ossimoro, come una contraddizione in termini per un mondo che riesce ad autoalimentarsi e si sforza inevitabilmente di trasformare la fede in combustibile sociale ed economico. Nell’anno in cui si punta al milione di presenze, per accorgerti della particolarità del momento economico, ti devi affidare alle voci che accompagnano l’arrivo a sorpresa di Sergio Marchionne, in maglietta. «Sono qui perché il capo dello Stato è un punto di riferimento in questo momento molto difficile. Del suo discorso non avrei cambiato una virgola», dice l’amministratore delegato Fiat. Un giudizio attento e rispettoso che non frena le voci sui veri motivi del blitz del supermanager, accreditato di uno scambio di idee privato con l’inquilino del Quirinale sul momento non esaltante della Fiat, colpita in Borsa e in difficoltà sul versante delle vendite americane. «Questo è il momento di fare gli italiani e non di essere uomini di partito», risponde a chi gli chiede un giudizio sulla manovra. «L’importante è recuperare credibilità sui mercati internazionali, controllando il debito».

Al di là dei retroscena e dei big, i volontari vivono l’esperienza della grande kermesse agostana con il consueto entusiasmo. «Noi siamo ottimisti, lo siamo sempre, perché abbiamo dalla nostra parte il dono della speranza», dice una ragazza che dirige il flusso di entrata verso la grande sala che accoglie Napolitano. «Però se lei mi chiede della crisi abbiamo la sensazione che dobbiamo innanzitutto muoverci noi perché la pappa pronta non ce la serve nessuno». Se l’atteggiamento positivo del popolo ciellino è una costante che si ripete, nelle pieghe degli umori dei dirigenti della Compagnia delle Opere, il braccio secolare del movimento, si legge facilmente un giudizio critico su una manovra che convince soltanto in parte chi si trova quotidianamente a fare i conti con le difficoltà degli imprenditori e degli iscritti. Se il Meeting quest’anno cerca di elevarsi fuori dalle nebbie del dibattito più strettamente politico e si affida alla speranza di un titolo scolpito nel marmo – «E l’esistenza diventa una immensa certezza» – il desiderio è quello di orientarsi nella nuova emergenza seguendo una bussola ben precisa. «Il Meeting è soprattutto un’occasione per comprendere non per dettare ricette», spiega il presidente della Cdo, Bernard Scholze. Tentare quindi un’analisi in filigrana della manovra, strappando un giudizio sui pro e contro della risposta del governo alla crisi è impresa impossibile. Non è difficile, però, cogliere un grido d’allarme: la necessità di assicurare un futuro dignitoso alle nuove generazioni. «È un errore culturale il provvedimento che annuncia la definitiva assunzione dei precari della scuola», dice Giorgio Vittadini.

«Non rassegniamoci alla Borsa che perde: diamo spazio ai giovani e a chi costruisce durante la crisi». La ricetta alternativa che viene dettata dal Meeting passa attraverso alcuni punti fermi: una riforma del sistema pensionistico in senso europeo, agevolazioni per le nuove attività imprenditoriali, un accesso più semplice alle professioni, l’housing sociale per le giovani coppie, la riforma dell’apprendistato. Ma soprattutto una rinascita della società civile con una grande scommessa sulla vitalità sociale ed economica del terzo settore. Una forza in grado di rilanciare l’Italia con la semplice liberazione delle sue energie interne.