Con il voto di fiducia del Senato, il decreto-legge n. 66/2026 chiude l’iter parlamentare. Al centro restano il recupero di circa 60mila alloggi pubblici inutilizzati, il Fondo Housing Coesione e il coinvolgimento degli investimenti privati, mentre il disegno di legge sul rilascio degli immobili resta su un binario autonomo.
Con il voto del 1° luglio 2026 il Senato ha approvato in via definitiva, con questione di fiducia, la legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, confermando il testo già licenziato dalla Camera.
Terminato l’iter parlamentare si passa alla fase operativa e occorrerà capire come il testo convertito potrà incidere effettivamente sulla filiera edilizia, sulla gestione del patrimonio ERP, sulla programmazione comunale e sulla sostenibilità economica degli alloggi a prezzo o canone calmierato.
Il piano, ora approvato in via definitiva dal Senato, conferma due obiettivi:
- non partire solo da nuove costruzioni;
- mettere a “reddito sociale” circa 60.000 alloggi ERP inutilizzabili per gravi carenze manutentive.
Il primo pilastro del nuovo decreto-legge riguarda proprio il programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale. L’obiettivo è ripristinare il cosiddetto “residuo storico” degli alloggi oggi non assegnabili per carenze manutentive, agendo su ristrutturazioni, rifacimento degli impianti essenziali, recupero di immobili destinati all’edilizia sociale e interventi inseriti in programmi di rigenerazione urbana.
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Fonte: immobiliare.it

